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Mercoledì, Maggio 23, 2018

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La poliedricità ha un nome: il lomellino Beppe Pasciutti

SARTIRANA - L’integrazione tra le arti trova la sua esemplificazione in Beppe Pasciutti. Di professione disegnatore di gioielli e scultore per l’arte orafa, pittore e scultore, l’artista originario di Sartirana è un personaggio poliedrico.

Diplomato incisore presso l’istituto “Cellini” di Valenza, il suo percorso artistico l’ha portato negli anni a esporre sia in Italia sia all’estero perfezionando il metodo di scultura in cera per microfusione e spaziando dai progetti per sculture- gioielli alla pittura di dipinti per l’ornamento del corpo. Andiamo quindi a scoprire chi è nel dettaglio. 

Ci può descrivere in breve la sua passione per l’arte?

“Quest’anno ricorre il quarantacinquesimo anno di attività. La mia prima mostra personale risale al 1979 dal titolo “Bassorilievi in bronzo” presso il castello di Lomello. Nel 1997 ho invece realizzato una collezione di 26 opere intitolata “Fiabesche Giocosità” sul tema delle Fiabe di Pinocchio, ora di pertinenza della Fondazione Collodi. Sono stato poi invitato negli Stati Uniti a disegnare gioielli per un’importante casa orafa di Greenwich, nel Connecticut. Quella è stata un’esperienza che mi ha arricchito umanamente e professionalmente. In seguito ho continuato a disegnare gioielli, a dipingere e scolpire in quanto l’integrazione tra le arti rappresenta per me un punto di non ritorno irrinunciabile. Tra le altre cose ho disegnato 35 progetti per gioielli- scultura ispirati al pensiero e all’arte di Federico Fellini di cui uno, “La dolce vita”, è stato donato alla figlia di Fellini in occasione della presentazione del restauro del film dell’indimenticato attore a Rimini. Inoltre mi è capitato anche di esporre in Piazza Alimonda a Genova, dove fu ucciso Carlo Giuliani, e di dipingere per Dario Fo e Franca Rame: pensate che nel loro archivio ci sono cinque pagine dedicate al sottoscritto”. 

Come trova quindi ispirazione nel quotidiano?

“Secondo il mio punto di vista l’artista oggigiorno deve essere anche impegnato socialmente ed avere un’attenzione forte alla quotidianità che lo circonda. Egli non può chiudere gli occhi dinnanzi alla realtà e creare opere d’arte solamente per i collezionisti o per una propria gratificazione personale, altrimenti diventa un esercizio effimero fine a se stesso. La mia idea d’arte non è quindi disgiunta dal contesto sociale in cui ci troviamo e questo è quello che cerco di trasmettere nelle mie opere. Per il resto, per trovare l’ispirazione giusta mi lascio andare a ciò che mi spinge in quel momento sia per quanto riguarda la pittura sia per ciò che concerne la scultura. Dipingere e creare sculture è poi un momento di solitudine: talvolta mi capita mentre dipingo vengono persone nel mio atelier a vedere i miei lavori e fanno come se non ci fossi neanche. Questa è una dote fondamentale: nell’arte, come anche nella vita, è importante saper stare soli con se stessi e con la materia prima con la quale si opera e che ci si trova a modellare. Sono belle sensazioni. Se dovessi definirmi in breve, mi piace essere ritenuto un viaggiatore senza un sentiero e che scopre cose nuove ogni giorno”. 

Ci può svelare qualcosa sulle sue prossime esposizioni?

“Adesso sto preparando la mostra antropologica “Polytechnes” che si terrà al castello La Pila di Sartirana dal 2 al 17 aprile. In essa verranno esposti nove lustri di onorata attività, in tutto cento opere tra disegni per l’ornamento del corpo, sculture in cera e dipinti, che spero possano essere apprezzati in quanto parte del mio personale percorso di vita. Inoltre porterò tre mie opere per la seconda edizione del Memorial Tenco il prossimo 19 marzo”. 

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