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Venerdì, Maggio 24, 2019

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La provocazione prende forma nell’arte di Dellatorre

CASSOLNOVO - Una fantasia immensa e provocatoria, unita ad una curiosità mai sopita e ad una volontà di sperimentazione che si esprime negli ambiti artistici più disparati. Questo, in estrema sintesi, è Luigi Dellatorre.

Sintesi estrema, anzi azzardata e forse impossibile. Perché l’arte di Dellatorre non è descrivibile in termini verbali e merita di essere fruita nella sua incredibile varietà. Dai quadri alle sculture, dalle fotografie alle installazioni fino ai video e alle performance. Una vita dedicata all’arte quella dell’artista originario di Cassolnovo ma residente a Vigevano, tra i maggiori esponenti dell’Associazione Arte in Vigevano e sicuramente una delle personalità più eclettiche del panorama artistico lomellino. Formatosi tecnicamente con i corsi serali di disegno, pittura e ceramica dell’Istituto Arti e Mestieri Vincenzo Roncalli di Vigevano, Luigi Dellatorre cresce artisticamente però grazie alla forza della sua ricerca da autodidatta, accompagnata da uno studio costante e da un impegno senza requie, e con l’assiduo contatto con gli ambienti artistici e culturali di Milano. Nel 1991 la svolta: si dimette dall’impiego tecnico e l’arte da passione diventa professione, impegno totale. Un impegno che dà origine a numerosi cicli di opere, esposti in mostre personali e collettive in Italia e all’estero, per un artista sempre alla ricerca di nuovi veicoli espressivi. Innovative e stimolanti le sue installazioni, che coinvolgono il pubblico e inducono a pensare, a porsi domande, in un’arte che suggerisce, propone e lascia le risposte ad ognuno di noi. Del 2008 è la pratica dell’ “Accantando”, forma gerundiva dal neologismo accantare, mettere accanto: un pensiero ed un’azione artistica che esaltano una realtà plurima, instaurando una continuità tra un passato ed un presente che si schiude al futuro. Una pratica che ha dato origine ad un ciclo di opere ancora in fieri, i cui titoli sono tutti con la s “privativa”, “Spensando…a lei” “Sclassiccheggiando” “Sgeografie”, con la finalità di stravolgere il significato canonico dei vocaboli e creare delle “non parole” che generino ambiguità e apparente non senso. Interessantissimi anche i suoi testi, esplicativi delle opere, che ci conducono per mano all’interno della sua creatività e che mostrano come ogni espressione sia frutto di un lavoro concettuale profondo e totale. In “Screando: io come Dio” ci dice per esempio che “Dopo essermi arrovellato, per anni, a produrre opere legate alla condizione umana, ho sentito il bisogno di distogliere lo sguardo dal nostro ombelico e dal terrestre orizzonte dell’”eterno ritorno”, per andare oltre la prosaicità dell’esistenza. Ho avvertito la necessità di indagare il cosmo: di concentrarmi sull’universo. Questa esigenza non palesa il mio anelito ad altri idilliaci mondi - amo e rispetto profondamente il nostro Pianeta; e per una Terra migliore continuerò a lottare - ma rivela l’intimo desiderio di riflettere sulle questioni cruciali della vita, e il mulinare della mente su ciò che di più antico, affascinante ed immenso ci sia: l’universo. Desidero anche astrarmi dalle beghe che intridono il nostro “granello di polvere” - io che di polveri mi sono occupato ampiamente - per andare a curiosare fra altre polveri; fra infinite altre polveri. Fra primordiali polveri: fra polveri cosmiche. Non per cercare Dio, ma per agire come Lui, e come Lui creare l’universo; anzi: screarlo”. Per un arte che non si ferma mai. 

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