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Sabato, Dicembre 07, 2019

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Il "sogno americano" del Boss trionfa all'Auditorium

MORTARA - Grandiosi. Hanno saputo interpretare il vero ed originale “sogno americano” cantato dal Boss. Marta Comeglio e la compagnia teatrale de “I Riso e Amaro” hanno proposto sul palco dell'Auditorium, sabato e domenica scorsi, un applauditissimo evento da esportare anche altrove, dal titolo “L’Antologia di Bruce River – Il Romanzo Americano di Bruce Springsteen”.

Sono riusciti a rappresentare in due ore e mezzo di spettacolo tutta la discografia, ma soprattutto tutto il pensiero che ha accompagnato Springsteen dal ’73 alla pubblicazione di Wrecking Ball. Un cast di livello, nonostante sia motivato da sola passione, ha rappresentato i personaggi principali che hanno contraddistinto la carriera del Boss, tutto contornato dalla musica della “Band of Hopes and Dreams”, capitanata da un magistrale Marco Fleba, grandioso nella sua performance americana, che ha dato lustro alle note e alle parole della discografica del Boss. La regia, ottima e appassionata, non riesce a nascondere un’ammirazione per il personaggio in questione. Il tutto, lo si capisce bene dalla superba interpretazione degli attori coinvolti, ha dato vita a un racconto che inizia con la dura ammissione dei due fratelli emigranti di This Hard Land, che dà la stura alla storia. È difficile essere un santo in città quando si ha ventiquattro anni e ci si rende conto che quel mondo in cui si vive non dà quello che deve dare; così l’unica soluzione è l’amore e la voglia di fuggire. Così in una piovosa notte d’estate, in un luogo dimenticato della Harlem degli anni ’70, il ragazzo che vuole fuggire incontra Wendy, e insieme si rendono conto che in quella giungla d’asfalto non troveranno niente di buono. Nasce così il capitolo Born To Run, rappresentato da quattro canzoni simbolo che danno lustro alla storia. La regista è poi riuscita a coniugare in modo superbo la bellissima scena che contrappone il racconto di The River e di Spare Parts, cioè il punto di vista dei due protagonisti: da una parte la frustrazione di chi ci ha creduto e non è riuscito a realizzare; dall’altra la consapevolezza di aver perso tutto e di dover vendere il passato per costruirsi un futuro. La storia prosegue e incomincia il racconto della rinascita, siamo a Tunnel Of Love. Dopo l’intervallo si riprende con una scena completamente diversa. Si parla più di uomo, inteso come essere umano. L’epopea dell’antieroe springsteeniano prende il sopravvento e sembra di assistere a un’altra storia: fanno il loro ingresso il fuorilegge Pete di Outlaw Pete, la Rosalita (in questo caso Marta Comeglio si permette una licenza “poetica”) di Car Wash, il triste soldato reduce dalla guerra del Vietnam che racconta come l’America l’ha dimenticato fino ad arrivare al racconto di Johnny 99 e della sua cattura. Fleba, al microfono, accompagnato dalla sua band, entusiasmano il pubblico con brani come Nebraska, Highway Patrolman e State Trooper. In questa parte si fa più riferimento all’uomo e alle sue disavventure, proprio come quando Springsteen ha abbandonato la band e gli stadi per dare spazio a un suo progetto interiore, legato al folk e non più al rock. Lo spettacolo arriviamo alle Terre Selvagge, cioè a quel momento della vita in cui si devono superare le difficoltà e credere nel domani. A questo punto la voce fuori campo dice: “Stiamo lavorando a un sogno”. Ed è vero! La rinascita dopo la caduta, rappresentata in modo magistrale dalle emozioni dei vari protagonisti di The Rising, accompagna lo spettatore al finale che ricorda come “Tutti abbiamo fatto una promessa, una promessa che dobbiamo mantenere, nessuna ritirata e nessuna resa”. Perché solamente l’uomo stesso può superare le sue difficoltà, e nel finale la regista lo fa capire bene, dando ai personaggi quella consapevolezza che la loro unica forza è di contare su se stessi e sulle loro persone care. A tutto questo va aggiunto che sullo sfondo, ad ogni canzone, scorrevano le immagini delle storie, ambientate tra le campagne lomelline. Un modo far far capire che tutto il mondo è paese. A partire dal sogno americano del Boss che ha emozionato davvero tutti. (Recensione di Andrea Volipn)

 

 

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