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Sabato, Dicembre 07, 2019

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Colli Albani: il nettare di Orazio

Si narra che il famoso poeta latino Orazio fosse uno strenuo sostenitore di questo vino, al punto da contrapporlo all’altrettanto famoso Falerno e ne era così convinto che era uso offrirlo nelle sue feste ed in special modo in quelle organizzate per celebrare e festeggiare il suo amico e protettore Mecenate. Si narra anche che Orazio non era il solo ad apprezzarlo, ma la schiera degli estimatori andava dall’imperatore Domiziano a Plinio il Giovane che gli attribuiva anche proprietà medicamentose specialmente verso i malati di nervi. Orazio lo cantò e lo utilizzò anche come esca per convincere la bella Fillide a fargli visita e la storia non ci dice se sortì l’auspicato effetto. Enfatico giudizio che è stato condiviso anche nel Medioevo dal medico e filosofo fiorentino Mini che nel suo volume dal titolo “Discorso sulla natura del vino” dato alle stampe nel 1596, scriveva che, le gentildonne romane ne bevevano e bevevano, non solo quando erano giovani vergini tra le mura domestiche, ma anche da maritate, contravvenendo alle allora vigenti leggi che prescrivevano che le donne dovessero essere astemie. La ragione addotta dal Mini e dalla pubblica opinione, era che tale vino incitava alla lussuria ed era anche soprannominato, dai giovani scrittori, Latte di Venere. Nei giorni nostri, il vino Colli Albani, viene prodotto su vasta scala nel territorio che comprende i comuni di Albano Laziale, Ariccia, parte di Ardea, Castel Gandolfo, Lanuvio e Pomezia.

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Vini di Sardegna

Continua il viaggio nel mondo enologico di una delle isole più bella nostra nostra Penisola: la Sardegna.

MALVASIA di BOSA

Tra la provincia di Nuoro e quella di Oristano e per la precisione tra i comuni di Bosa, Suni, Tinnura, Flussio, Magomadas e Modolo, con l’uva Malvasia di Sardegna certamente arrivata nell’isola nell’epoca Bizantina dalla Grecia ed attraverso i porti di Kalaris e di Bosa, si produce questo vino bianco dal colore giallo dorato, dal profumo intenso, aromatico, il cui bouquet si evolve in etereo, speziato, ampio con sentori di mandorle tostate, dal gusto secco, molto sapido, molto caldo, di gran corpo, morbido, intenso e molto persistente, nelle tipologie dolce naturale, secco o dry.

A questo proposito è importante segnalare e sottolineare che la Malvasia di Sardegna ha una netta differenza rispetto alla Malvasia di Bosa.

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Vini della Sardegna (Terza parte)

A cura di Filippo Zaffarana, sommelier professionista

 

ALGHERO

Vini di tutti i colori, bianco, frizzante o spumante secco, amabile, dolce o passito, rosato frizzante, rosso novello o liquoroso prodotti ad Alghero e nel circondario ovvero nei comuni di Olmedo, Ossi, Tissi, Usini, Uri, Ittiri e parte della provincia di Sassari utilizzando Chardonnay, Sauvignon, Torbato, Vermentino, Cabernet, Cagnulari e Sangiovese che se presenti nella misura minima dell’85% possono aggiungere il loto nome a quello del vino.

CAMPIDANO DI TERRALBA

Nella zona a cavaliere tra le provincie di Oristano e Cagliari, utilizzando il Bovale Sardo ed il Bovale di Spagna si produce questo vino rosso dal color rubino intenso, dall’inteso profumo di prugna e frutti di bosco, dal gusto secco, sapido, giustamente tannico, abbastanza caldo, di corpo, abbastanza morbido e da servirsi ad una temperatura di 18/20° con carni non particolarmente speziate oppure a tutto pasto se non particolarmente impegnativo per la cucina.

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Vini della Sardegna (Quarta parte)

A cura di Filippo Zaffarana, sommelier professionista

GIRO’ DI CAGLIARI

Con il vitigno Girò, anch’esso proveniente dalla Spagna, nelle provincie di Cagliari, parte di Oristano e di Nuoro, si produce questo vino rosso dal colore rosso rubino scarico, dall’intenso profumo di marasca e ribes rosso, dal gusto dolce, sapido, poco tannico, caldo, di buon corpo, rotondo,intenso e persistente nelle tipologie secco e dry, liquoroso  e riserva. Divertenti i sinonimi dialettali con cui, nelle varie zone e nel tempo, veniva chiamata quest’uva: “Zirone o Girone di Spagna”, “Nieddu alzu” “Aghina bàfja” ed in alcuni vecchi testi latini, come “Vitis suavis”.

CANNONAU di SARDEGNA

Con le sottodenominazioni geografiche Oliena o Nepente di Oliena, Capo Ferrato e Jerzu, nell’intera isola sarda si produce il famoso vino ottenute dalla omonima vite a cui vanno aggiunti altri mosti nel limite massimo del 10%. Vino importante dal bel colore rosso rubino tendente al granato, rappresenta degnamente e chiaramente il territorio, il carattere e l’orgoglio del suo popolo.

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Vini di Sardegna (prima parte)

A cura di Filippo Zaffarana, sommelier professionista

Dire che la storia dei vini della Sardegna si perde nella notte dei tempi è fin troppo facile e banale. Fino al 500 a.C. non si hanno notizie particolari ma di contro sono stati trovati vinaccioli nel corso di scavi in complessi nuragici. Dopo il 1000°a.C. con l’arrivo dei Fenici che si insediarono nei pressi di Nora vicino a Cagliari, a Solci ovvero S. Antioco e Tharros (Oristano) la viticultura ebbe un favorevole avvio e si sono trovate tracce di tre vitigni estremamente importanti per l’economia sarda, il Nuragus, il Carignano e la Vernaccia. Tracce che si cancellano con l’avvento delle invasioni puniche ma che ritroviamo con l’arrivo dei romani che introdussero il Moscato definito allora “Vitis apiana” e del Nasco. Infatti durante gli scavi eseguiti nel Nuraghe Arrubiu è stato ritrovato un rudimentale laboratorio dell’epoca imperiale (II e III sec. d.C.). In quel periodo furono introdotti anche vocaboli eno-viticoli derivati dalla vita e pratica quotidiana, per esempio il termine “Laccu” da “lacus” sinonimo di lago, vasca, la parola dialettale “Pastinare” derivato dal lavoro di piantare una vigna oppure “Viniola” da vignola, piccola vigna. Nei successivi periodi storici relativi alle invasioni barbariche si perdono le tracce dell’attività vitivinicola mentre con la presenza dei bizantini che hanno profondamente inciso nella cultura sarda, si introducono, tramite i nuovi approdi sul mare di Kalaris, di Bosa e del porto di Gregu Nieddu nell’Oristanese, nuove specie quali la Malvasia detta anche Alvarega.

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