La Fabrini frena le polemiche sul canile: «Gabbie vuote? Un successo»

GAMBOLÒ – La politica si misura anche dal modo in cui si trattano gli animali. E su questo terreno, fatto di numeri ma soprattutto di coscienza, la vice segretaria cittadina di Forza Italia, Mara Fabrini, non arretra di un passo. «Prima di fare chiarezza sul tema sollevato dalla consigliera di opposizione Helena Bologna, è giusto che si sappia chi rappresenta il partito sul territorio gambolese in consiglio comunale, cioè io. La consigliera Bologna – chiarisce – può parlare a suo nome non a quello di Forza Italia da quel che mi risulta». Oggi, a Gambolò, il riferimento azzurro è lei, insieme al segretario Carmine Masi. «Una puntualizzazione che non nasce da ambizione personale, ma dall’esigenza di riportare ordine in una fase segnata da polemiche e personalismi. Non è una politica sana – aggiunge – quando diventa accanimento». Ma al di là delle dinamiche interne, c’è un tema che per Fabrini viene prima di tutto: il benessere animale. Una passione che dura da vent’anni, nata come volontariato e diventata una missione quotidiana. «Non è una cosa di oggi. È un percorso costruito senza l’aiuto di nessuno, con lavoro e sacrificio – racconta-. Il dibattito politico nei giorni scorsi si è acceso attorno ai costi della convenzione con il canile. L’opposizione parla di spese elevate. I conti si sono dimezzati perché i cani non ci sono più. Sono stati adottati». Ed è qui che la voce si fa più calda che politica. Perché per chi ama gli animali, il vero indicatore non è il capitolo di bilancio ma il numero di gabbie vuote: «Non avere cani reclusi è una vittoria. Per me e per tutti gli animalisti». Osserva. «Il nuovo canile (di Segrate ndr) – spiega – garantisce standard adeguati, controlli, collaborazione con gli uffici comunali e il supporto delle associazioni. C’è stato un lavoro in concerto con i vigili e con la referente incaricata. Non manca la trasparenza: alle interpellanze rispondiamo con dati certi». E se il costo giornaliero può sembrare superiore rispetto al passato, la differenza la fa la gestione e la Fabrini incalza: «Lì i cani vanno a casa, trovano famiglia. Questo è ciò che conta». Una piccola parentesi la apre anche sulle colonie feline in città: «Per legge non si può spostare», ricorda Fabrini -. I gatti, se nati e cresciuti in un luogo, devono restare lì. È una tutela normativa prima ancora che amministrativa. Non dipende dal Comune. È la legge che lo prevede». Non nasconde infine un sogno: regalare a Gambolò uno spazio diverso, un piccolo rifugio moderno, con aree sgambamento e una gestione orientata alle adozioni. «Vorrei strutture più innovative, più umane. So bene che servono fondi, volontari, sostegno regionale. E che le priorità amministrative sono molte. Ma spero che, prima della fine del mandato, si possa lasciare un segno concreto». In un’epoca in cui la politica locale rischia di consumarsi in schermaglie continue, la vice segretaria azzurra rivendica una linea diversa: meno personalismi, più responsabilità. Perché, in fondo, la misura di una comunità – sostiene – si vede anche da come tratta chi non ha voce. E a Gambolò, almeno per ora, le gabbie vuote sono un piccolo segnale di civiltà. «La maggioranza silenziosa guarda ai risultati concreti più che agli scontri personali» chiude la consigliera di maggioranza Fabrini. Lei, oltre all’impegno istituzionale, continua a fare ciò che ha sempre fatto: accudire animaliun impegno che non chiede riconoscimenti, ma che racconta coerenza.

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