GAMBOLÒ – La gestione della piscina comunale torna al centro del dibattito politico. Le consigliere comunali Helena Bologna, Elena Nai e Alessandra Zerbi hanno presentato una richiesta formale di verifica sulla sostenibilità economica e sulla congruità della concessione dell’impianto natatorio, alla luce dei dati sugli introiti degli ultimi tre anni. L’attenzione si concentra sul fatto che la piscina, considerata un bene pubblico di rilevante valore economico e sociale, genererebbe ricavi significativi concentrati soprattutto nei mesi estivi di apertura, da giugno ai primi di settembre. Secondo quanto emerso dall’accesso agli atti del 31 marzo (prot. n. 6597), il canone di concessione versato al Comune risulta pari a 35 mila euro annui. Parallelamente, vengono richiamati anche i costi sostenuti dall’ente locale nel tempo, tra cui manutenzioni, utenze idriche e interventi straordinari Dai dati riportati dalle consigliere, gli introiti complessivi della gestione appaiono in crescita e consistenti. Nel 2023 si attesterebbero a 193.767,34 euro, tra ingressi e bar. Nel 2024 il totale salirebbe a 201.060,19 euro, mentre nel 2025 si registrerebbero 196.443,80 euro. Il valore complessivo del triennio ammonterebbe quindi a 590.402,33 euro. Sulla base di queste cifre, le consigliere ritengono che il ritorno economico per il Comune possa risultare limitato rispetto al potenziale della struttura. La piscina viene descritta come una risorsa “ad alta redditività”, rispetto alla quale sarebbe necessario valutare se l’attuale assetto concessorio garantisca un equilibrio adeguato tra interessi pubblici e gestione privata. Nel documento si sottolinea inoltre l’esigenza di verificare la congruità della convenzione vigente e di valutare eventuali revisioni del piano economico-finanziario, anche alla luce di spese tecniche e interventi già sostenuti dall’amministrazione comunale.
Le richieste rivolte al Sindaco e alla Giunta sono sei: dalla valutazione della congruità del canone attuale rispetto agli introiti, alla possibile revisione della convenzione, fino alla richiesta di dettaglio delle spese comunali per manutenzioni e utenze. Si chiede inoltre se siano stati effettuati confronti con concessioni analoghe in altri comuni e se sia prevista una rivalutazione economica dell’accordo. L’ultima sollecitazione riguarda l’eventuale definizione di condizioni future più vantaggiose per l’ente pubblico. «Si tratta di una struttura capace di generare ricavi rilevanti – si legge nella nota – e per questo è necessario interrogarsi se l’attuale gestione rappresenti il miglior interesse per la città».
