La notte di sangue nelle risaie. Dopo un secolo rivive la memoria

MORTARA – Ci sono vicende che il tempo non riesce a consumare del tutto e che continuano a riaffiorare nella memoria di una comunità con la forza discreta delle cose autentiche. Accade anche in Lomellina, lungo quel tratto di strada che collega Castellaro de’ Giorgi a Torre Beretti, dove il paesaggio della campagna pavese conserva ancora oggi un silenzio particolare, quasi trattenuto, come se quelle risaie, quei fossi e quei filari custodissero ancora l’eco lontana di una notte tragica. Era il 18 giugno 1926 quando i Carabinieri Reali Vincenzo Terzano e Francesco Bellinzona persero la vita in uno scontro a fuoco avvenuto proprio nei pressi di Castellaro de’ Giorgi, episodio destinato a entrare nella storia dell’Arma dei Carabinieri e nella memoria collettiva della Lomellina. A cent’anni di distanza, quel fatto d’armi continua a rappresentare non soltanto una pagina di cronaca, ma una vicenda profondamente umana, capace ancora oggi di evocare il senso del dovere, il coraggio e il sacrificio di due giovani uomini che, in una notte qualunque di inizio estate, si trovarono improvvisamente davanti alla violenza e alla morte. Il prossimo 18 giugno ricorrerà il centenario di quella tragedia e il territorio si prepara a ricordarla con un sentimento che va oltre la semplice commemorazione ufficiale. Perché il trascorrere di un secolo impone inevitabilmente una riflessione più ampia sul valore della memoria e sul legame che unisce una comunità ai propri luoghi e alle proprie storie. Proprio con questo spirito la Sezione di Mortara dell’Associazione Nazionale Carabinieri, che negli anni non ha mai lasciato spegnere il ricordo dei due militari decorati con Medaglia d’Argento al Valor Militare alla memoria, ha promosso la pubblicazione di un volume dedicato alla ricostruzione di quei fatti. Un lavoro nato dal desiderio non soltanto di documentare l’accaduto, ma anche di restituire profondità storica e umana a una vicenda spesso ricordata soltanto attraverso poche righe o durante le celebrazioni ufficiali. Il libro Cronache di un eccidio firmato da Riccardo Tacconi con la collaborazione di Paolo Destefanis, presidente della Sezione A.N.C. di Mortara, raccoglie cronache dell’epoca, documenti e testimonianze storiche, ricostruendo il contesto sociale e civile dell’Italia degli anni Venti, un periodo attraversato da tensioni, paure e da una diffusa instabilità che spesso raggiungeva anche le tranquille campagne della provincia. Attraverso le sue 136 pagine nel formato A5, il volume accompagna il lettore dentro una storia che appartiene sì all’Arma, ma anche al territorio e alla sua identità più profonda. Perché in quelle campagne della bassa pavese il ricordo dei due carabinieri non è mai diventato soltanto una memoria istituzionale: è rimasto piuttosto un racconto tramandato nel tempo, una presenza silenziosa affidata ai monumenti, ai cippi commemorativi lungo la provinciale, alle cerimonie annuali, alle parole di chi ha continuato a sentire quella vicenda come parte integrante della propria storia collettiva. La pubblicazione del volume, resa possibile grazie al contributo di Vipetrol e del Lions Club Mortara Mede Host, sarà presentata al pubblico nei giorni immediatamente precedenti l’anniversario del 18 giugno e si annuncia come un momento importante non solo dal punto di vista culturale, ma anche umano. In un’epoca in cui tutto sembra consumarsi rapidamente e in cui persino la memoria rischia di diventare superficiale, recuperare storie come questa significa restituire dignità al passato e alle persone che lo hanno attraversato. Dietro i nomi di Terzano e Bellinzona non vi sono soltanto due servitori dello Stato caduti nell’adempimento del proprio dovere, ma due ragazzi poco più che ventenni, provenienti da realtà semplici, entrati nell’Arma con quell’idea di disciplina e responsabilità che apparteneva a un’intera generazione. Le loro vite si interruppero improvvisamente in quella notte di giugno del 1926, ma il loro ricordo ha continuato ad attraversare il tempo, rimanendo inciso nella memoria della Lomellina con la forza sobria delle vicende vere. E forse il senso più profondo di questo centenario sta proprio qui: nel tentativo di trasformare una ricorrenza in un’occasione di conoscenza, riflessione e consapevolezza, affinché il silenzio del tempo non cancelli il valore umano di quelle esistenze spezzate lungo una strada di campagna che ancora oggi, a cent’anni di distanza, continua a raccontare una storia di coraggio, fedeltà e memoria condivisa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *