Una pedagogista apre in città: supporto a famiglie e minori

MORTARA – A volte le scelte più importanti nascono da un innamoramento, non solo per una persona ma per un luogo, per una casa, per un’idea di vita: è così che la dottoressa Arianna Sarcina, 29 anni, pedagogista, ha deciso di lasciare Milano per trasferirsi a Mortara e aprire il suo studio in via Balduzzi, in controtendenza rispetto a chi rincorre le grandi città. «Mi sono innamorata di una casa, io e mio marito l’abbiamo comprata qui in città e da lì è partito tutto», racconta. Laureata in Scienze dell’Educazione e con una magistrale in consulenza pedagogica per la disabilità e la marginalità, Arianna si occupa in particolare di disturbi dello spettro dell’autismo, ADHD e disturbi specifici dell’apprendimento; ha inoltre completato un percorso in pedagogia giuridica e delle emergenze, con la prospettiva di assumere in futuro incarichi come Ctu e Ctp. Ma al di là dei titoli, ciò che colpisce è la sua visione concreta, diretta e profondamente umana: «Ci sono tantissimi bambini che richiedono un supporto pedagogico, soprattutto per quanto riguarda l’autismo, e aumentano anche le richieste per ADHD e disturbi specifici dell’apprendimento: le domande crescono, le famiglie cercano aiuto, ma spesso non sanno a chi rivolgersi. La figura del pedagogista non è ancora conosciuta fino in fondo: di solito la scuola indirizza prima alla neuropsichiatria per una diagnosi, oppure i genitori si rivolgono allo psicologo, e solo in un secondo momento arrivano da noi». Eppure il lavoro del pedagogista è diverso, complementare ed essenziale: non si concentra sul trauma o sull’ansia sociale, ma sul “come fare”, aiutando a costruire strategie concrete. «Se un genitore non sa come gestire i compiti con un bambino con ADHD non ha bisogno solo di comprendere il disagio, ma di strumenti: c’è un problema? Cerchiamo insieme le strategie per renderlo più semplice. È un lavoro di affiancamento, non di sostituzione». Tante famiglie temono ancora di essere etichettate dagli specialisti, ma Arianna vuole rassicurare: la parola chiave del suo studio sarà assenza di giudizio, perché la paura più grande, spiega, è proprio quella di sentirsi giudicati. «Sono una persona diretta, a volte anche brutale nel dire le cose – dice sorridendo – ma è una franchezza che nasce dal desiderio di far crescere, non di puntare il dito. Il processo pedagogico è come un albero che deve germogliare: si pianta, si cura, si aspetta, e piano piano cresce». In questa immagine c’è la pazienza, la cura, il tempo e forse anche il senso della sua scelta di vita: trasferirsi a Mortara, aprire uno studio e investire in un territorio che ha bisogno di sostegno educativo è un atto di fiducia nel futuro delle famiglie, nella rete tra professionisti e scuole e nella possibilità di creare uno spazio accogliente dove ogni difficoltà possa essere affrontata senza timore.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *