ROBBIO – C’è chi lo sente parlare dai nonni in cucina, chi lo riconosce appena e chi invece lo ascolta per la prima volta con curiosità e un po’ di stupore. A Robbio, il dialetto entra nelle classi della scuola primaria grazie a un’iniziativa promossa da Acli Cultura del Circolo Acli, che da anni coinvolge gli alunni delle quarte in un incontro dedicato alle parole e alle tradizioni del territorio. L’idea è nata tempo fa, ai tempi della presidenza di Angela Manzino Giardini, ed è proseguita negli anni anche grazie al sostegno della dirigente scolastica Claudia Falzoni. Insieme a Carla Renza Veggiotti, Domenica Tambani, Sandro Sigalone e Tino Colli Vignarelli, forma un gruppo affiatato che porta nelle scuole non solo vocaboli dialettali, ma anche ricordi, storie e identità locali. L’atmosfera cambia subito appena viene pronunciato il primo saluto in dialetto: nei bambini si leggono sorrisi, sorpresa e attenzione. Alcuni comprendono immediatamente le parole perché le hanno già sentite in famiglia, magari dai nonni; altri invece si trovano davanti a un linguaggio nuovo, quasi misterioso. Ed è proprio da questa curiosità che prende forma l’incontro. Attraverso immagini di animali, frutti e oggetti quotidiani, i bambini scoprono come cambiano le parole dall’italiano al dialetto. Così le fragole diventano “magiustri” e le libellule “sciuri-sciurëti”. Un modo semplice e divertente per capire che il dialetto non è soltanto un insieme di termini antichi, ma una parte viva della memoria del Paese. Il momento più atteso arriva alla fine con il gioco tradizionale “Vòla-vòla pasarin”, che coinvolge tutti con entusiasmo. I bambini devono ascoltare attentamente i nomi pronunciati in dialetto e alzare velocemente la mano quando sentono il nome di un uccello. Tra risate e concentrazione, il gioco diventa anche un esercizio di ascolto e apprendimento. L’esperienza, continua a lasciare il segno creando un ponte tra generazioni diverse.
