ROBBIO – Non è soltanto una scuola dell’infanzia. È un luogo che attraversa le generazioni, un cortile che ha visto crescere bambini diventati poi genitori e, oggi, nonni. Per questo monsignor Denis Silano ha scelto di scrivere una lettera aperta che non si rivolge solo alle famiglie con figli piccoli, ma a tutta la comunità di Robbio. L’asilo parrocchiale “Ronza” festeggia 125 anni di attività. Fondato tra il 1900 e il 1901 da monsignor Giuseppe Ronza, nacque con uno spirito preciso: offrire un servizio educativo accessibile, vicino alle famiglie, radicato nel paese. Quello spirito è rimasto. Oggi la scuola accoglie i bambini nella sezione Primavera (24-36 mesi) e nella scuola dell’infanzia dai tre anni in su, con servizi di pre e post scuola e il centro estivo che accompagna anche i mesi più caldi. Dietro quei numeri, però, c’è una realtà più fragile di quanto si pensi. Il calo delle nascite si fa sentire, le strutture pubbliche offrono alternative e mantenere una scuola con circa 45 alunni, 7 dipendenti e il sostegno di volontari richiede uno sforzo economico sempre più impegnativo. Le rette, volutamente contenute per restare fedeli alla missione originaria, non sono sufficienti da sole a garantire serenità. Monsignor Silano parla con tono diretto, quasi confidenziale. Dice di sentire forte la responsabilità di custodire questa istituzione, con riconoscenza verso chi lo ha preceduto. Ma allo stesso tempo sottolinea che il futuro del Ronza non può pesare sulle spalle di una sola persona. È una scelta collettiva. Una sinergia tra la parrocchia che ne sostiene l’esistenza e le famiglie che ne riconoscono il valore. La scuola offre ambienti curati, una cucina interna che prepara i pasti ogni giorno, una palestra, un grande giardino dove correre e imparare a stare insieme. Ma soprattutto offre uno spazio familiare, dove ogni bambino viene chiamato per nome e accompagnato nei primi passi di crescita. L’invito è semplice e concreto: entrare, visitare, chiedere, conoscere. Valutare con attenzione l’iscrizione dei propri figli. Perché scegliere il Ronza non significa soltanto optare per una scuola, ma contribuire a mantenere vivo un pezzo di storia del paese. In gioco non c’è solo un edificio, ma un’idea di comunità. E forse la domanda che resta sospesa è questa: Robbio vuole continuare a crescere partendo dai suoi bambini? Solo il tempo darà le risposte giuste e – si spera – il giusto riscontro.
