IL PARERE DELL’ESPERTO – Tfr, cambiano le regole per i datori di lavoro

Dal 1° gennaio 2026 cambia una regola importante sul TFR (il trattamento di fine rapporto), molte più imprese saranno obbligate a versare il TFR dei dipendenti al Fondo di Tesoreria INPS invece di tenerlo in azienda. Fino ad oggi l’obbligo dipendeva soprattutto da una “fotografia storica”: contava quanti dipendenti aveva l’azienda in un determinato momento del passato (in particolare nel 2006). Se allora superava una certa soglia, l’obbligo restava per sempre; se non la superava, non scattava più, anche se l’azienda cresceva negli anni successivi. Con la Legge di Bilancio 2026 questo meccanismo cambia radicalmente. L’obbligo diventa “dinamico”, cioè legato all’andamento reale e attuale dell’azienda. In concreto:

  • dal 2026 in poi, ogni datore di lavoro dovrà guardare alla media dei dipendenti dell’anno precedente;
  • se questa media supera una certa soglia, scatterà l’obbligo di versare il TFR maturando (cioè quello che si forma da quel momento in poi) al Fondo di Tesoreria INPS.
    Le soglie cambiano nel tempo:
  • per il biennio 2026–2027 l’obbligo scatta se l’azienda ha avuto in media almeno 60 dipendenti nell’anno precedente;
  • negli anni successivi la soglia generale è oltre 50 dipendenti;
  • dal 2032 la soglia scenderà ulteriormente a 40 dipendenti.
    Questo significa che anche un’azienda che in passato non era obbligata potrà diventarlo se cresce nel numero di lavoratori. Questa novità rende il sistema più “reattivo” alla crescita delle imprese, ma anche più impegnativo dal punto di vista dei controlli: i datori di lavoro dovranno monitorare con attenzione la propria dimensione aziendale, perché il superamento della soglia comporta un cambiamento strutturale nella gestione del TFR e nei flussi finanziari. Si rimane in attesa delle istruzioni INPS, ad oggi appare non possibile procedere al versamento del trattamento di fine rapporto al Fondo in parola in assenza delle autorizzazioni dell’ente.

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