Tra gli edifici che hanno segnato la storia sanitaria della Lomellina, l’Asilo Vittoria di Mortara occupa un posto speciale. Oggi è conosciuto come ospedale, ma la sua origine è legata alla lotta contro la tubercolosi, una delle malattie più diffuse e temute tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. In un’epoca in cui non esistevano ancora cure efficaci, i sanatori rappresentavano una delle poche speranze per i malati. La nascita della struttura fu resa possibile grazie a Quinto Bossi, imprenditore e benefattore mortarese, che volle dedicarla alla memoria della moglie Vittoria Molina. L’edificio sorse in una zona allora periferica, immersa nel verde e lontana dal centro abitato. La scelta rispondeva alle teorie mediche del tempo, secondo le quali aria pulita, luce solare e tranquillità erano elementi fondamentali per favorire la guarigione dei pazienti. L’Asilo Vittoria venne inaugurato il 22 dicembre 1929 con una grande cerimonia pubblica alla quale parteciparono autorità e cittadini. Successivamente, Bossi donò l’intero complesso alla comunità mortarese, trasformando un gesto personale in un’opera destinata al bene collettivo. Per gli standard dell’epoca il sanatorio era all’avanguardia, dotato di impianti moderni e progettato secondo criteri sanitari innovativi. Con il declino della tubercolosi nel secondo dopoguerra, la struttura cambiò progressivamente funzione fino a diventare l’ospedale che ancora oggi serve la Lomellina occidentale. Nel grande parco che lo circonda, i pavoni presenti da decenni sono diventati un simbolo del luogo. A quasi un secolo dall’inaugurazione, l’Asilo Vittoria continua a raccontare una storia di solidarietà e innovazione, lasciando un’eredità viva nella memoria cittadina
