a cura di Simone Tabarini
Il castello di Cilavegna è oggi uno dei luoghi più misteriosi della Lomellina. Nonostante sia quasi scomparso, continua a sopravvivere nascosto tra edifici e cortili del centro storico. Per questo viene spesso definito un “castello fantasma”, una fortezza medievale che il tempo ha lentamente inglobato nel paese. Le sue origini risalgono probabilmente al X secolo, in un periodo segnato dalle invasioni degli Ungari. Per difendersi dagli attacchi, molti borghi costruirono strutture fortificate. Anche Cilavegna, grazie alla posizione tra Pavia, Novara e Vercelli, divenne un punto importante da proteggere. Inoltre la presenza di corsi d’acqua e terreni paludosi rendeva il territorio naturalmente difendibile. Intorno alla rocca si sviluppò gradualmente il borgo. Il castello non aveva solo funzione militare, ma rappresentava anche il centro del potere locale. Nei secoli appartenne a famiglie legate al Ducato di Milano, tra cui Beccaria, Visconti e Taverna, che probabilmente ampliarono e modificarono la struttura trasformandola in una residenza sempre più prestigiosa. Con il Rinascimento e la fine delle guerre medievali, la fortezza perse però importanza difensiva. Torri e mura vennero demolite oppure riutilizzate per costruire abitazioni del paese. Questo lento smantellamento durò per secoli e oggi restano soltanto poche tracce, tra cui alcune strutture inglobate nell’area del municipio e un antico torrione considerato una delle ultime testimonianze della rocca originaria. Secondo la tradizione locale, l’ingresso era protetto da un ponte levatoio. Oggi è difficile immaginare soldati e sentinelle tra le tranquille vie del paese, eppure sotto l’aspetto moderno di Cilavegna sopravvive ancora il segno del suo passato medievale.
