a cura del dott. Giuseppe Gallo – STUDIO SEA
L’Agenzia delle Entrate ha dichiarato guerra all’evasione fiscale con un’arma nuova: l’intelligenza artificiale. L’atto di indirizzo per la politica fiscale 2026-2028 del Ministro dell’Economia lo dice chiaramente: i controlli fiscali saranno potenziati attraverso strumenti di analisi avanzata dei dati basati su tecniche di IA, come il “machine learning”, il “text mining” e la “network analysis”. L’obiettivo per il 2026 è ambizioso: 530.000 controlli sostanziali, in netta crescita rispetto ai 438.579 del 2024. E non finisce qui: per il 2027 e il 2028 si prevedono ulteriori incrementi, fino a 560.000 verifiche annue. Ma cosa significa in pratica? Significa che il Fisco non lavora più a campione, pescando a caso tra milioni di dichiarazioni. Oggi gli algoritmi analizzano enormi quantità di dati – fatture elettroniche, corrispettivi telematici, flussi di pagamento, comunicazioni IVA – per individuare in anticipo i contribuenti a rischio. Il “machine learning”, in particolare, è in grado di imparare a riconoscere incongruenze nei dati dichiarati: se il tenore di vita non corrisponde ai redditi, se le fatture seguono schemi anomali, se i movimenti bancari raccontano una storia diversa dalla dichiarazione, l’algoritmo lo segnala. La “network analysis” aggiunge un ulteriore livello di profondità: analizza le relazioni tra persone, aziende e movimenti di denaro, permettendo di ricostruire reti di evasione o frode che sarebbero invisibili analizzando le singole posizioni. Il “text mining”, infine, consente di leggere e interpretare automaticamente documenti, estraendo le informazioni rilevanti per l’analisi fiscale. Il combinato di questi tre strumenti permette di scoprire con maggiore facilità e in tempi molto più rapidi eventuali frodi od omissioni. Un esempio concreto di questa trasformazione riguarda i rimborsi IVA. Il direttore dell’Agenzia, Vincenzo Carbone, ha annunciato che nel 2026 una parte dei rimborsi a basso rischio sarà erogata in modo automatico. L’IA classifica il livello di rischio di ciascuna richiesta: se l’esito è positivo, il rimborso parte senza ulteriori interventi. Se invece emergono anomalie, scatta il controllo umano, nel rispetto del principio per cui la decisione finale non può mai essere esclusivamente algoritmica. L’IA viene utilizzata solo nella fase preistruttoria, cioè per selezionare chi controllare. L’avvio di un accertamento, con l’eventuale emissione di un atto impositivo, resta prerogativa esclusiva del personale dell’Agenzia, nel pieno rispetto del contraddittorio e dei diritti del contribuente. Come ha sottolineato lo stesso Carbone, non esiste alcun automatismo nei controlli e non si utilizza intelligenza artificiale generativa per produrre atti amministrativi.
