VIGEVANO – Un residente su dieci in Lomellina accede alle cure ed è questo il risultato della tavola rotonda “Fragilità invisibili: garantire l’accesso alle cure a tutti”, che si è svolta sabato mattina a Vigevano la un momento di confronto che ha visto la partecipazione di istituzioni, professionisti sanitari e realtà del terzo settore con l’obiettivo di approfondire il tema dell’accesso alle cure per le persone più fragili. La fragilità è una condizione di vita che riguarda tutti, non solo gli anziani, ma spesso la politica interviene tardi nel dare risposte alle persone vulnerabili, che non sempre vengono prese in carico in modo adeguato; infatti, nonostante un Servizio sanitario efficiente, l’accesso alle prestazioni risulta spesso difficoltoso. Se ne è discusso a Vigevano nell’incontro dedicato alle “fragilità invisibili” e ai bisogni medici e odontoiatrici di pazienti con disabilità e persone in condizioni di marginalità sociale, organizzato dall’Associazione Italiana Odontoiatri di Pavia con la presidente professoressa Marzia Segù, storica fondatrice della sede sindacale ed ex assessore ai Servizi sociali di Vigevano, insieme al consigliere comunale di Voghera Michele Calabrò; tra gli interventi, significativa la presenza del consigliere regionale Andrea Sala, che ha portato un saluto istituzionale sottolineando l’importanza del tema e la necessità di un dialogo costante tra territorio e Regione. «L’Istat nel 2024 osserva che 6,6 milioni di italiani, il 10% della popolazione, hanno rinunciato a cure ritenute necessarie dai clinici per motivi di costo o di attesa; cinque anni prima erano meno di 4 milioni. In Lomellina, area della “ricca” Lombardia con circa 200 mila abitanti, la quota di residenti che hanno rinunciato alle cure è passata dal 3,5 al 10,5%, quindi sopra la media nazionale. I “working poors” sono in maggioranza famiglie italiane», ha spiegato don Moreno Locatelli, direttore della Caritas diocesana di Vigevano, che sta avviando un progetto con medici in pensione o prossimi al pensionamento per garantire cure ambulatoriali accessibili, mentre il servizio sanitario assicura le cure essenziali soprattutto in pronto soccorso ma incontra difficoltà negli approfondimenti territoriali per costi e attese. Parallelamente stanno nascendo le case di comunità, che in provincia di Pavia saranno 11, una ogni 17 comuni: il direttore sociosanitario di Asst Pavia Giancarlo Iannello ha evidenziato il ruolo di medici di famiglia e pediatri, la telemedicina e i percorsi diagnostico-terapeutici integrati con gli ospedali, oltre ai punti unici di accesso per le fragilità, ricordando anche il contributo dell’odontoiatria e iniziative come quella dell’Ordine dei Cavalieri di Malta al Pertusati, che garantisce assistenza odontoiatrica a 600 ospiti; centrale anche il ruolo del volontariato, come sottolineato dalla professoressa Segù, che ha evidenziato l’importanza della prevenzione e dell’accoglienza dei pazienti fragili fin dall’infanzia, e dalle esperienze di associazioni come “Un dentista per Amico Arké OdV”, attive in sedici regioni e anche in Lomellina, che hanno già curato migliaia di minori e promosso programmi di prevenzione nelle scuole. Ulteriore tema emerso è la necessità di un forte coordinamento tra servizi sanitari regionali e servizi sociali comunali: come ha ricordato Benedetta Croci, presidente Anfass Vigevano Cassolnovo, la disabilità può generare povertà familiare, mentre la burocrazia e le difficoltà logistiche rendono complesso l’accesso alle cure, soprattutto per il trasporto e l’assistenza durante le visite; concetti condivisi anche da Maria Luisa Portaluppi dell’Associazione Parkinsoniani pavese. In chiusura, è stata richiamata l’importanza di modelli organizzativi integrati e reti territoriali tra specialisti ospedalieri e medici di base, onsieme alla necessità di una formazione specifica per chi assiste pazienti fragili, con il consigliere Sala che ha sintetizzato gli interventi sottolineando l’urgenza di garantire un accesso alle cure realmente inclusivo a tutte le fasce di popolazione.
