Primiceri traccia le linee guida: «La cultura è un investimento»

VIGEVANO – Ripartire dalla cultura per ricostruire Vigevano. È questa la sfida che la nuova amministrazione affida a Cristiano Primiceri, chiamato a trasformare un settore spesso relegato ai margini delle politiche cittadine in un motore di sviluppo, identità e attrattività turistica. Quarantasei anni, due figli, una carriera da medico chirurgo toracico all’ospedale di Alessandria e docente universitario alla Facoltà di Medicina di Pavia. Cristiano Primiceri ha scelto di mettere tra parentesi l’attività accademica per dedicarsi pienamente al nuovo incarico affidatogli dal sindaco Paolo Previde Massara: guidare l’assessorato alla Cultura e alla Valorizzazione turistica del Comune di Vigevano. Una delega che, nelle intenzioni della nuova amministrazione, non rappresenta un settore marginale, ma uno degli assi portanti della strategia di rilancio della città. Un cambio di paradigma che Primiceri sintetizza con una presa di posizione netta: la cultura non è un costo, ma un investimento. «Dalla cultura iniziamo a mettere i primi mattoni per ricostruire la città, perché la riteniamo un investimento sulle persone, sui giovani e, di conseguenza, anche una leva di sviluppo economico attraverso l’indotto», afferma l’assessore, prendendo le distanze da quella celebre frase – “con la cultura non si mangia” – che per anni ha segnato il dibattito politico nazionale. Una convinzione che nasce anche dal suo percorso personale. Prima della medicina, infatti, Primiceri ha maturato esperienze nel mondo della musica e dello spettacolo, conoscendo da vicino le potenzialità e le criticità del comparto culturale. L’obiettivo che indica è ambizioso: trasformare Vigevano in un punto di riferimento culturale non solo della Lombardia, ma di un’area più vasta capace di attrarre pubblico dall’hinterland milanese, dal Novarese e dalle province piemontesi confinanti con la Lomellina. «La città deve diventare un punto di riferimento della cultura in Lombardia e non solo. Per riuscirci serve anche una politica di comunicazione nuova, capace di parlare ai vigevanesi ma soprattutto di attrarre visitatori dall’esterno», spiega. Per arrivare a questo traguardo serviranno però risultati concreti già nel breve periodo. La priorità individuata dall’assessore è il Teatro Cagnoni, che dovrà diventare il fulcro della vita culturale cittadina. «Vorrei renderlo l’hub culturale della città. Negli ultimi anni è stato utilizzato quasi esclusivamente per la stagione teatrale, ma le sue potenzialità sono molto maggiori. Deve vivere tutto l’anno e dialogare con gli altri monumenti e gli spazi del centro storico». Accanto al rilancio del Cagnoni, Primiceri punta a colmare un’altra lacuna storica: l’assenza di un vero ufficio turistico comunale. Una scelta che assume ancora maggiore importanza in vista dell’Adunata nazionale dei Bersaglieri, prevista tra un anno, evento destinato a rappresentare un banco di prova per la capacità organizzativa della città. «Stiamo preparando una serie di iniziative collaterali per arrivare pronti all’evento. Le stime parlano di una presenza compresa tra 80 e 100 mila persone. Sappiamo che il sistema ricettivo cittadino da solo non è sufficiente, ma stiamo lavorando in sinergia con i Comuni del territorio, che hanno dato disponibilità a condividere le proprie strutture». La parola chiave, nella visione dell’assessore, è proprio “territorio”. Per questo apre anche all’ingresso di Vigevano nell’Ecomuseo del Paesaggio Lomellino, progetto dal quale la città è rimasta finora esclusa. «È difficile immaginare che una realtà come Vigevano non ne faccia ancora parte. È un tema che affronteremo a breve con il sindaco insieme ad altri dossier strategici». Nel frattempo la programmazione è già partita. L’amministrazione sta lavorando agli eventi estivi nel Castello e guarda con largo anticipo anche al Natale 2026, coinvolgendo le realtà economiche e culturali cittadine per costruire un calendario condiviso. Ma oltre ai grandi eventi, Primiceri individua una sfida più profonda: dare nuova vita agli spazi inutilizzati e costruire una rete stabile con le associazioni culturali, affinché diventino protagoniste della programmazione cittadina. La fotografia che traccia è efficace e racchiude l’idea politica che che accompagnerà il suo mandato: «Abbiamo un bell’hardware, ma ci manca il software». Un patrimonio monumentale di primo livello, dunque, che secondo l’assessore attende ancora di essere riempito di contenuti, progettualità e partecipazione. È su questa sfida che la nuova amministrazione intende misurare la propria capacità di trasformare la cultura da voce di bilancio a motore della città.

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