Scatta l’operazione “salva-don”: anche tanti fedeli del Duomo si mobilitano contro il valzer dei parroci

VIGEVANO – Dopo l’Immacolata, anche il Duomo scende in campo per scongiurare il presunto valzer di nomine nella Diocesi che lo riguarderebbe, attuando una vera e propria operazione «salva don». Lunedì si è svolta un’assemblea parrocchiale straordinaria nei locali dell’Istituto Negrone, con la partecipazione di numerosi fedeli preoccupati per gli eventuali trasferimenti di don Cesare Silva e don Antonio Mercuri. Parrebbe che, durante l’incontro, un giornalista riconducibile agli ambienti di Curia sia stato allontanato per evitare una fuga di notizie. Una mobilitazione che segue quella dell’Immacolata, dove nei giorni scorsi si era arrivati a pregare per tutta la notte per scongiurare il possibile spostamento di don Alberto Fassoli. Intanto, dal Palazzo Vescovile non filtra alcuna conferma ufficiale, mentre le indiscrezioni continuano a circolare. Don Silva potrebbe approdare proprio all’Immacolata al posto di don Fassoli, destinato, secondo le voci, all’Unità pastorale di Pieve del Cairo. Don Riccardo Campari lascerebbe invece la parrocchia di Parona per l’Addolorata, mentre don Luigi Colombo, oggi in quella parrocchia, assumerebbe il ruolo di coordinatore delle parrocchie del centro. Il punto, però, resta uno: le nomine sono ancora ufficiose e le mobilitazioni sembrano voler condizionare le scelte del vescovo Maurizio Gervasoni prima ancora che vengano annunciate. Chi ha fatto circolare le indiscrezioni? Secondo i ben informati, parrebbe proprio un prelato vicino alla Curia. Ma, di contro, sorge un’altra domanda: chi sta alimentando le proteste preventive? Interrogativi che, per ora, restano senza una vera risposta. In città il fermento cresce e si annunciano altre iniziative, fino all’imminente Festa del Beato Matteo. Ma, al di là delle assemblee e delle pressioni, l’ultima parola spetterà al vescovo.

LETTERA DALLA PARROCCHIA

Un salone dell’Istituto Negrone ha accolto lunedì sera una nutrita folla di parrocchiani del Duomo, soprattutto genitori di ragazzi del catechismo, per capire come muoversi di fronte alle notizie del trasferimento dei loro sacerdoti, don Cesare Silva e don Antonio Mercuri. Si è presentato anche un giornalista dell’Araldo, che è stato prontamente allontanato. È stato presentato all’assemblea l’incontro avuto con il vescovo nei giorni scorsi e ha preso forma una lettera aperta che sarà presentata nei prossimi giorni. I parrocchiani si trovano disorientati di fronte a un percorso di nemmeno tre anni, avviato dal nuovo parroco, che ha ricostruito la comunità dopo anni di vuoto pastorale e che rischia ora di essere interrotto dalla fumosa prospettiva di un’unità pastorale. Il profilo culturale e l’attenzione alle persone e alle varie problematiche della parrocchia e della città hanno raccolto nuove forze in Duomo, che sarebbe assurdo disperdere. Molte famiglie di fedeli stranieri si sono integrate nella comunità attraverso un percorso di accompagnamento. Viva preoccupazione desta il trasferimento del curato, don Antonio, che in questi anni ha cercato di tenere insieme ragazzi e giovani: dopo la chiusura per lavori e la riapertura con progetti e bandi, il Negrone ha perso la sua funzione di oratorio, con la conseguente dispersione di forze e presenze. La notizia della nomina alla direzione dell’istituto di due diaconi estranei all’ambiente, di cui uno mediaticamente esposto nel caso Garlasco e dimesso dopo dieci anni dall’Ordine dei frati domenicani, turba profondamente le famiglie. Si tratta di individui adatti al ruolo oppure catapultati per altri motivi? Un posto così delicato come la pastorale giovanile andrebbe affidato a sacerdoti competenti e provati. E questi spostamenti di preti seguono un criterio che rispecchia l’attenzione alle comunità e ai sacerdoti oppure, come sembrerebbe, imposizioni autoritarie, logiche di potere e di Curia che, oltretutto, non prendono in considerazione la realtà? Perché diffondere voci prima delle nomine effettive, disorientando le comunità, e aspettare l’inizio dell’anno pastorale per attuarle? Perché non coinvolgere mai i laici, ascoltare le comunità, rifiutare il confronto e imporre tutto dall’alto del proprio ruolo? È questa la sinodalità? Poiché anche altre parrocchie stanno manifestando lo stesso disagio e simili preoccupazioni, si sta pensando a una manifestazione di sensibilizzazione in occasione dell’imminente messa del Beato Matteo.

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