MORTARA – È la sua prima Sagra da assessore al Commercio e alle Manifestazioni, ma Alberto Paglino arriva all’appuntamento dopo settimane vissute quasi senza soluzione di continuità tra riunioni, sopralluoghi e confronti con chi, a diverso titolo, costruisce la festa. «Per me è qualcosa di particolare – racconta – perché la Sagra l’ho sempre vissuta da mortarese. Quest’anno, però, la guardo con una responsabilità diversa. Quando si lavora all’evento più importante della propria città si sente tutto il peso, ma anche l’orgoglio, di ciò che si sta facendo». L’incarico è recente e il tempo a disposizione è stato poco: la nuova amministrazione si è insediata a giugno e il calendario ha imposto subito ritmi serrati. Paglino ha seguito da vicino il coordinamento degli eventi, lavorando in stretta collaborazione con il Comitato Organizzatore e mantenendo un contatto costante con le realtà coinvolte. Al suo fianco anche le consigliere comunali Cristina Perotti e Stefania Zampollo, parte del gruppo che lo sta affiancando sul fronte delle manifestazioni. «Abbiamo fatto una riunione dopo l’altra. C’era tanto da mettere insieme e poco tempo per farlo, ma la volontà è stata quella di esserci, ascoltare e provare a dare risposte concrete». Il filo conduttore è chiaro: riempire la città e offrire a mortaresi e visitatori più occasioni per fermarsi, passeggiare e vivere il centro. «La Sagra deve essere una festa diffusa. Chi arriva a Mortara deve trovare qualcosa da vedere e da fare in ogni momento della giornata. Ai grandi appuntamenti bisogna affiancare un’atmosfera capace di creare movimento, curiosità e voglia di esserci». Da qui il ritorno dei banchetti dedicati ai prodotti tipici e delle esposizioni di automobili, insieme agli spettacoli itineranti, alla musica e alle iniziative distribuite nelle diverse zone del centro. Un modo per creare un percorso continuo tra le diverse proposte e accompagnare il pubblico da un appuntamento all’altro. «Vogliamo che le persone abbiano il piacere di restare, di girare per le vie, di entrare nei negozi, di scoprire Mortara». Per Paglino il rapporto con il commercio resta centrale. «Quando Mortara torna a vivere, si vede subito quanto potenziale abbia. Le vetrine allestite a festa, le strade frequentate: sono immagini che fanno bene alla città. Il vero obiettivo, però, è riuscire a portare almeno una parte di quell’energia anche negli altri mesi dell’anno». La manifestazione diventa così anche un banco di prova per un lavoro più ampio, fatto di eventi, collaborazione con gli operatori e nuove occasioni di attrattività. «Non possiamo pensare che tutto si esaurisca in quattro giorni. La sfida è creare continuità». Tra gli aspetti sui quali l’assessore insiste di più c’è il gioco di squadra. Il confronto con Comitato, Magistrato, Consorzio e associazioni è stato quotidiano, con un dialogo costante sulle esigenze organizzative e sulle novità da inserire nel programma. «Mi sono trovato davanti persone che conoscono questa macchina da anni e che dedicano da volontari tempo ed energie alla Sagra. Il Comune deve fare la propria parte, coordinare, facilitare e mettere nelle condizioni migliori chi lavora perché tutto funzioni». Lo stesso vale per associazioni, volontari, commercianti e per tutte le realtà che contribuiscono alla riuscita del fine settimana. Quella del 2026, però, viene vissuta anche come una tappa di passaggio. Lo sguardo è già rivolto al 2027, quando l’obiettivo sarà costruire un’edizione ancora più importante in occasione del sessantesimo anniversario. «Quest’anno abbiamo cercato di fare molto, pur partendo con tempi davvero stretti. Dal giorno dopo cominceremo a ragionare sul futuro. Il sessantesimo dovrà essere preparato con largo anticipo, con idee, progetti e un programma capace di lasciare il segno». C’è poi una dimensione più personale, quella di chi ha visto la Sagra da bambino, poi da ragazzo e da adulto, prima di trovarsi dall’altra parte, dentro la macchina organizzativa. «Quando sei nato e cresciuto qui, certi giorni fanno parte della tua storia. Ricordo le strade piene, gli amici, le famiglie, quella sensazione che Mortara per qualche giorno cambiasse volto. Vorrei che anche chi viene da fuori percepisse questo, ma soprattutto vorrei che noi mortaresi tornassimo a essere orgogliosi della nostra città». Ed è proprio da qui che Paglino vuole partire. «La tradizione va custodita, ma rispettarla significa darle un futuro. Abbiamo molto da imparare e da migliorare, però credo che Mortara possa ancora sorprendere se tutti remiamo nella stessa direzione». Poi torna il cittadino prima ancora dell’amministratore: «Quando vedrò le vie affollate, continuerò a sentirmi soprattutto un mortarese felice di vedere viva la propria città».
