Nato a Mortara il 20 febbraio 1876, Angelo Omodeo fu uno dei più importanti ingegneri idraulici italiani del Novecento. Cresciuto in una famiglia legata all’agricoltura e al commercio del riso, imparò presto quanto l’acqua fosse preziosa per l’economia della Lomellina. Studiò al Collegio Saporiti di Vigevano e nel 1899 si laureò al Politecnico di Milano, dedicandosi poi alla progettazione di grandi opere idrauliche in Italia e all’estero. Il suo nome è legato soprattutto alla Sardegna, dove ideò il sistema di sbarramento del fiume Tirso. Tra il 1918 e il 1924 venne costruita la diga di Santa Chiara, che diede origine al Lago Omodeo: un bacino capace di contenere oltre 400 milioni di metri cubi d’acqua, all’epoca il più grande lago artificiale d’Europa. La diga permise di regolare le piene, irrigare i campi e produrre energia elettrica, trasformando profondamente il territorio e offrendo nuove possibilità di sviluppo. L’ingegnere mortarese contribuì anche alla realizzazione di impianti idroelettrici dalle Alpi agli Appennini e lavorò oltreconfine. Nel 1931 fu chiamato in Unione Sovietica per organizzare un ufficio tecnico dedicato alle grandi centrali idroelettriche. Di idee socialiste, amico di Filippo Turati e Anna Kuliscioff, credeva che il progresso tecnico dovesse migliorare le condizioni di vita delle persone. In un’Italia povera di combustibili fossili, vedeva nell’acqua una risorsa decisiva per il futuro. Morì il 3 giugno 1941 a Polpenazze del Garda, lasciando un’eredità scientifica e ingegneristica di enorme valore. Ancora oggi, in Sardegna, il lago che porta il suo nome ricorda la storia di un uomo nato fra le risaie della Lomellina e capace, con il proprio ingegno, di cambiare il paesaggio di un’intera regione.
