MORTARA – Anche quest’anno, davanti alle tombe dei propri cari, ci sarà una transenna. Per il terzo Ognissanti consecutivo, al cimitero di Mortara, più di 300 loculi della galleria sotterranea restano inaccessibili. Una chiusura che si trascina dal giugno 2024, lasciando centinaia di famiglie nell’impossibilità di portare un fiore, accendere un lumino o fermarsi qualche minuto in raccoglimento davanti alle sepolture dei propri familiari. Un gesto semplice, impedito da una situazione che, alla vigilia della commemorazione dei defunti, appare ancora più difficile da accettare. Le segnalazioni continuano ad arrivare e basta guardare oltre le barriere per capire perché. La galleria offre uno spettacolo desolante. Poca luce, pareti devastate dall’umidità, ampie porzioni di intonaco cadute fino a lasciare scoperti i mattoni. Sul soffitto si allargano le macchie delle infiltrazioni, mentre sul pavimento sono sparsi calcinacci e frammenti di materiale staccatosi dalle superfici. Il degrado arriva a lambire i loculi, ancora ornati di fiori e lumini, testimonianza di un legame che nemmeno le transenne riescono a interrompere. C’è persino chi, pur di raggiungere la sepoltura di un familiare, sposta le barriere e si avventura lungo i corridoi interdetti, esponendosi ai rischi di ambienti che presentano evidenti segni di deterioramento. Una situazione indecorosa per un luogo che dovrebbe garantire dignità ai defunti e rispetto a chi ne custodisce la memoria. La ricorrenza di novembre rende ancora più evidente il peso di questa attesa. Per chi conserva lì il ricordo di un genitore, di un coniuge o di un figlio, la visita al cimitero non è una formalità: è un appuntamento intimo, fatto di piccoli gesti che la chiusura impedisce. Dall’altra parte delle barriere ci sono le tombe, ma non un percorso sicuro e autorizzato per raggiungerle. E il fatto che qualcuno decida comunque di entrare non risolve il problema, anzi aggiunge una preoccupazione: quella di vedere persone muoversi in ambienti dove sono presenti detriti e intonaci distaccati. All’esterno, invece, il camposanto si presenta complessivamente ordinato, salvo qualche accumulo di rifiuti e una porzione di terreno delimitata da nastro bianco e rosso. È scendendo nel sottosuolo che emerge tutta la gravità di un problema rimasto irrisolto dalla precedente amministrazione, prima con il sindaco Gerosa, poi attraverso la reggenza di Laura Gardella e il successivo commissariamento. Il sindaco Fabio Farina, insediato soltanto da pochi mesi, non si sottrae alla questione. «Condivido, faccio mea culpa. È una situazione sulla quale bisogna intervenire al più presto, con un progetto circostanziato. Ce l’ho ben presente, anche perché sono tornato a visitare la zona proprio la settimana scorsa», spiega il primo cittadino, riconoscendo che finora non sono stati eseguiti lavori. Il problema principale, secondo Farina, nasce dalle coperture. «Ci sono a bilancio circa 160mila euro per la sistemazione, che saranno destinati al tetto, perché è da lì che hanno origine le infiltrazioni che poi scendono nei locali sotterranei». Si tratta delle risorse legate al rimborso assicurativo per i danni provocati dal nubifragio dell’agosto 2023, non di uno stanziamento aggiuntivo. Non basterà, dunque, una pulizia dei corridoi o una mano di intonaco a restituire gli spazi alla loro funzione. Se l’acqua continua a filtrare dall’alto, qualsiasi sistemazione interna rischia di essere vanificata. È questo il nodo che l’amministrazione dovrà sciogliere, chiarendo quali lavori siano necessari, quali risorse possano essere effettivamente impiegate e con quali tempi. Resta infatti da definire un calendario degli interventi e, soprattutto, una prospettiva per la riapertura della galleria. Nessuno può pretendere che una giunta insediata a giugno risolva in pochi mesi problemi trascinati per anni. Ora, però, occorre passare dalle intenzioni ai cantieri. Perché domenica sarà Ognissanti, lunedì la commemorazione dei defunti, e centinaia di famiglie si ritroveranno ancora una volta davanti a un divieto. Dopo quasi due anni e mezzo, non chiedono promesse: chiedono semplicemente di poter tornare sulle tombe dei propri cari.
