a cura di Simone Tabarini
Passeggiando oggi nei paesi della Lomellina è difficile immaginare che sotto piazze, giardini e strade possano trovarsi antichi cimiteri. Eppure, per secoli, i morti furono sepolti dentro le chiese, nei sagrati o in piccoli recinti accanto agli edifici religiosi. Solo tra la fine del Settecento e l’età napoleonica, soprattutto per motivi igienici, i camposanti iniziarono a essere trasferiti fuori dai centri abitati. A Mortara il vecchio cimitero sorgeva tra San Lorenzo e San Dionigi: già nel 1802 le autorità ne denunciarono le condizioni e avviarono il trasferimento verso San Rocco. Cassolnovo ebbe almeno tre luoghi di sepoltura scomparsi: dietro San Giorgio, presso San Bartolomeo e lungo l’attuale via Cimitero Vecchio. Nel 1898, con il nuovo camposanto, vi furono trasferite le ossa del precedente. A Dorno il cimitero era accanto all’antica parrocchiale e al castello, poi spostato nel 1810 verso Alagna. A Olevano di Lomellina sorgeva vicino alla canonica e fu abbandonato nel 1813. Sartirana costruì il nuovo cimitero nel 1896. A Valle Lomellina, nel 1844, la distruzione del vecchio camposanto cancellò anche gli ultimi resti della chiesa medievale di San Michele. A Gambolò esisteva un recinto funerario attorno alla pieve di Sant’Eusebio; a Cilavegna le tombe erano presso la parrocchiale, nel nucleo fortificato, prima del trasferimento verso San Martino. Vigevano ebbe spazi funerari presso le chiese e, durante le epidemie del Seicento, vicino ai lazzaretti. Questi cimiteri scomparsi raccontano un diverso rapporto con la morte e lo spazio urbano. Oggi i loro confini possono celarsi sotto una strada, una piazza o un vecchio muro: luoghi dimenticati dove riposarono generazioni di lomellini.
