Il gazebo degli islamici ha vita breve. Farina: «Verrà rimosso»

MORTARA – ll gazebo dell’Associazione culturale islamica di via Marianini ha i giorni contati. A dirlo è il sindaco Fabio Farina, che sulla tensostruttura ricomparsa non lascia spazio a dubbi: «Verrà rimosso». La vicenda sembrava essersi conclusa a maggio, quando l’associazione aveva smontato spontaneamente il manufatto dopo gli accertamenti svolti dal Comune durante la gestione commissariale. Gli uffici avevano riscontrato l’assenza delle necessarie autorizzazioni edilizie: in quelle condizioni il gazebo non poteva rimanere dov’era. Invece, pochi mesi dopo, è stato rimontato nello stesso punto, utilizzato come spazio aggiuntivo per la preghiera. E soltanto dopo la sua ricomparsa, martedì scorso, l’associazione avrebbe depositato in municipio una comunicazione per un’installazione temporanea di sei mesi. Un tentativo di dare una veste diversa alla stessa struttura, che però non risolverebbe il problema. Non basta infatti dichiarare che il gazebo resterà per sei mesi per renderlo automaticamente ammissibile. L’edilizia libera temporanea riguarda opere destinate a soddisfare esigenze contingenti e transitorie, non necessariamente strutture utilizzate in modo continuativo per le attività ordinarie. Ed è proprio questo il punto: il gazebo di via Marianini sarebbe destinato a ospitare per sei mesi le attività dell’associazione. Cambiare la definizione dell’intervento sulla carta non significa superare le ragioni che avevano portato al primo smontaggio. Alla comunicazione, inoltre, non sarebbe stata allegata una planimetria utile a verificare la collocazione della tensostruttura e le distanze dai confini. Non è una ancora violazione già accertata, ma un elemento che richiede una verifica. C’è poi la vicinanza alla ferrovia: l’area ricadrebbe nella fascia di rispetto ferroviaria, per la quale potrebbe essere necessario uno specifico nulla osta, non risultante dalla documentazione presentata. Sono criticità concrete, non dettagli burocratici. Il Comune contesterà quindi l’idoneità della comunicazione a legittimare l’installazione. Il prossimo passaggio sarà verificare sul posto la presenza del gazebo e, sulla base degli accertamenti, procedere con gli atti necessari. L’associazione potrà fornire le proprie osservazioni e chiarimenti, oppure provvedere spontaneamente allo smontaggio; diversamente saranno gli uffici a valutare i provvedimenti conseguenti. È già accaduto a maggio, quando la struttura venne tolta prima che fosse necessario un ordine formale. Ora si rischia di ripercorrere la stessa strada, dopo anni di segnalazioni. Resta distinta la questione della compatibilità urbanistica dei locali utilizzati per la preghiera organizzata: non è in discussione la libertà di culto, ma il rispetto delle norme edilizie. Le regole valgono per tutti. E se un’opera non può stare in un determinato punto, non è sufficiente smontarla, rimontarla e definirla provvisoria per cambiare le cose.

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