Scontri di Milano. Scoppia il caso Farrell: «Giovani ignorati». Fratelli d’Italia lo attacca e Venditozzi chiede le dimissioni dal Consiglio

MORTARA – Un post pubblicato domenica sui social accende la bufera politica a Mortara. Nel mirino finisce Massimiliano Farrell, consigliere comunale di Rifondazione Comunista ed ex candidato sindaco del centrosinistra. Le sue parole sul disagio giovanile, nel fine settimana segnato dagli scontri e dalle devastazioni di Milano, scatenano l’attacco di Claudio Mangiarotti, consigliere regionale e presidente provinciale di Fratelli d’Italia. Per Mangiarotti è uno scivolone politico: Farrell avrebbe sottovalutato la portata degli incidenti senza prendere chiaramente le distanze. «Gravissime le parole di Farrell. Le vetrine spaccate non sono dettagli, basta giustificare la violenza», affonda l’esponente di FdI. Che cosa ha scritto Farrell? Nel suo intervento parla di giovani senza prospettive, stretti tra carovita, precarietà e guerre. «La rabbia dei giovani non nasce dal nulla. Nasce dall’essere ignorati, dall’assenza di risposte, dalla distanza tra chi governa e chi fatica a immaginare il proprio futuro». La sua proposta è trasformare quel malessere in organizzazione e azione politica. Nel messaggio, però, manca una condanna esplicita degli atti vandalici. Ed è su questa omissione che Mangiarotti concentra le critiche. «Mentre assistiamo a scene di guerriglia urbana, negozi saccheggiati, vetrine distrutte e aggressioni alle forze dell’ordine, c’è chi trova il coraggio di parlare di “qualche vetrina rotta”», dichiara. «Da Max Farrell ci saremmo aspettati una condanna netta, non un ragionamento che rischia di trasformare le devastazioni in un effetto collaterale della protesta». Il consigliere regionale richiama i danni subiti dai commercianti, le conseguenze per i lavoratori e gli agenti feriti. Poi sposta lo scontro sul piano politico e chiama in causa i partiti che avevano sostenuto Farrell alle elezioni comunali. «Quale stagione di conflitto auspicano esattamente la sinistra e Farrell? Quella delle manifestazioni pacifiche o quella delle città messe a ferro e fuoco?». Non basta, per Mangiarotti, una spiegazione del singolo amministratore: «Farrell e i partiti che lo sostengono chiariscano senza ambiguità la propria posizione e condannino le devastazioni». La vicenda supera così i confini dei social e investe l’intera coalizione che aveva accompagnato l’esponente di Rifondazione nella corsa a sindaco. Il nodo non è il diritto di manifestare, che nessuno dei protagonisti mette in discussione, ma la responsabilità di chi rappresenta le istituzioni nel distinguere le ragioni della protesta dagli episodi di teppismo. A chiedere spiegazioni è anche Pietro Venditozzi, coordinatore di Rinascita Mortarese, la lista civica che alle comunali sosteneva Giusi Figliano. Anche lui critica il silenzio delle forze che avevano appoggiato l’ex candidato sindaco e richiama i doveri di chi ricopre una carica pubblica. «Ritengo che chi ricopre un ruolo istituzionale debba esprimersi con particolare responsabilità», osserva. Poi alza il tiro, mettendo in discussione la permanenza di Farrell nell’assemblea cittadina: «Considero un passo indietro e le dimissioni una possibilità concreta da prendere in seria considerazione». Il diretto interessato risponde agli attacchi partendo da una precisazione: «Non giustifico gli episodi di violenza, naturalmente». E chiarisce che sabato non era a Milano: «Eravamo a Roma, alla manifestazione nazionale indetta dalla Cgil. Da Mortara siamo partiti in delegazione», insieme ad altri partecipanti della provincia di Pavia. Sui danneggiamenti ai negozi non ha dubbi: «È scorretto il comportamento». Ma rivendica il senso del suo ragionamento. «Non è che la gente si sveglia al mattino con la volontà di spaccare le vetrine. C’è un disagio diffuso, dettato da condizioni di marginalità sociale». La censura dei comportamenti illegali, secondo Farrell, da sola non risolve il problema. «Le istituzioni non possono limitarsi a condannare la violenza. Devono anche comprendere le situazioni che hanno portato a questa violenza». Il consigliere indica nell’aumento dei prezzi, nell’instabilità lavorativa, negli stipendi fermi e nelle difficoltà abitative alcune delle cause delle tensioni sociali. «La risposta non può limitarsi alla repressione: il rischio è alimentare ulteriormente lo scontro», avverte. E contrattacca: «Se tutta questa indignazione per la situazione di Milano ci fosse anche di fronte al genocidio in Palestina, alle guerre nel mondo, al carovita e alle condizioni abitative, sarebbe auspicabile».

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