Il gazebo abusivo degli islamici è tornato

MORTARA – Tolto perché abusivo, adesso è tornato. Come se nulla fosse accaduto. Il gazebo di via Marianini, utilizzato dall’Associazione culturale islamica come spazio aggiuntivo per la preghiera, è stato nuovamente installato nello stesso punto dal quale era stato rimosso pochi mesi fa, dopo l’intervento degli uffici comunali. E il particolare più clamoroso è che in municipio non ne saprebbero nulla: nessuna nuova richiesta di autorizzazione risulterebbe presentata al settore tecnico. Se confermata, sarebbe la seconda installazione senza titolo edilizio della medesima struttura. Una vicenda che ha dell’incredibile, soprattutto per chi ricorda quanto tempo sia stato necessario per arrivare alla prima rimozione.

Il 13 maggio scorso il nostro settimanale aveva dato notizia dello smontaggio del gazebo, dopo anni di articoli, segnalazioni e interrogativi su regolarità della tensostruttura e sull’utilizzo dell’immobile. Una battaglia giornalistica portata avanti quando sul caso prevalevano silenzi, rinvii e risposte che non arrivavano. A sbloccare la situazione era stata la gestione commissariale.

Il gazebo, dopo che gli accertamenti tecnici avevano rilevato la mancanza delle necessarie autorizzazioni edilizie. L’associazione, prima di ricevere l’ordine formale, aveva scelto di rimuovere spontaneamente la struttura. Sembrava la conclusione di una vicenda trascinata troppo a lungo. Sembrava, appunto. Perché oggi il gazebo è di nuovo lì, ben visibile, e la domanda è inevitabile: com’è possibile che una struttura già contestata dal Comune venga rimontata senza che gli uffici competenti ne siano informati? Non si tratta di un dettaglio burocratico. Se per installare quella tensostruttura era necessario un titolo edilizio, non basta averla smontata una volta per poterla riposizionare liberamente. E proprio l’assenza di una nuova pratica riaprirebbe immediatamente la questione della sua regolarità.

Ma c’è anche un altro aspetto che non può essere dimenticato. Il caso di via Marianini non riguarda soltanto il gazebo. Da tempo il nostro settimanale solleva interrogativi sulla compatibilità urbanistica dell’utilizzo stabile dei locali per attività di preghiera organizzata. Una questione che nulla ha a che vedere con la libertà di culto, garantita a tutti, ma che chiama in causa il rispetto delle regole edilizie, senza eccezioni. La rimozione della struttura, arrivata durante il commissariamento, aveva rappresentato il primo risultato concreto dopo anni di verifiche e contestazioni. Ora si rischia di ripartire da capo. E sarebbe difficile spiegare ai cittadini perché ciò che era stato ritenuto irregolare pochi mesi fa possa tornare al suo posto senza un nuovo passaggio autorizzativo.

Toccherà all’amministrazione guidata dal sindaco Fabio Farina chiarire rapidamente quanto accaduto, verificare la posizione edilizia della tensostruttura e assumere gli eventuali provvedimenti necessari. Perché dopo una vicenda durata anni, una cosa dovrebbe essere acquisita: le regole non possono valere soltanto fino al giorno in cui qualcuno decide di rimontare ciò che era stato fatto togliere.

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