MORTARA E DINTORNI NELLA STORIA – Robbio nella grande mappa del mondo romano

A cura di Simone Tabarini

Tra le pianure della Lomellina, dove oggi si alternano risaie, rogge e cascine, il nome di Robbio affonda le sue radici in un passato molto più antico di quanto si possa immaginare. Già in età romana questo territorio era conosciuto e riconosciuto, tanto che il suo nome compare in una delle opere più importanti dell’antichità. A citarlo è Plinio il Vecchio, uno dei più grandi eruditi del mondo romano. Plinio, autore della monumentale Naturalis Historia, nel I secolo dopo Cristo raccolse in trentasette libri gran parte del sapere del suo tempo. L’opera affronta temi che spaziano dalla geografia alla botanica, dalla zoologia alla mineralogia, fino alle attività produttive dell’uomo. All’interno della descrizione dell’Italia settentrionale compare anche un nome che gli studiosi identificano con l’antica Robbio, Redobium, riportato talvolta anche nelle forme Rodobium o Retovium. La citazione è breve, quasi un semplice passaggio all’interno di un elenco, ma possiede un grande valore storico. La presenza di questo nome in un’opera di portata imperiale indica infatti che il territorio era inserito nella rete amministrativa ed economica romana. Non si trattava quindi di un luogo isolato, ma di un centro riconosciuto nel sistema che collegava città, campagne e vie commerciali della pianura padana. Alcuni studi collegano inoltre la menzione pliniana alla produzione di lino e tessuti, attività diffuse nella pianura padana già in epoca romana. Tra campi e corsi d’acqua si coltivavano fibre piante e allevati animali, in grado di dare un colore ai tessuti, si lavoravano stoffe e si commerciavano manufatti destinati a circolare anche oltre la regione. Così, grazie a una breve citazione, Robbio entra nella grande mappa del mondo romano.

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