a cura di Alessandra Restelli e Maria Luisa Siviero
Caratterizzato da una leggerezza quasi eterea, questo merletto cattura la luce e l’ombra con le sue trame finissime e trasforma ogni dama dell’Ottocento in un’entità sognante. Dietro l’apparente fragilità si cela un lavoro di complessità quasi ingegneristica. Quello autentico è realizzato tramite una tecnica di lavorazione a fuselli, che prevede l’intreccio di centinaia di piccoli rocchetti di legno su un cuscino, richiedendo abilità e tempo in quantità considerevoli. Per la creazione di una sola balza destinata a un abito importante, potevano essere necessari mesi di dedizione assoluta. Per ottenere la tipica trasparenza, veniva utilizzato un filo – di lino o seta – di una finezza paragonabile a quella di un capello. La vera maestria risiede nel cordonnet, il filo più spesso utilizzato per delineare i fiori, inserito manualmente durante la lavorazione. Le piccole e affascinanti irregolarità della rete di fondo, che nessuna macchina è capace di replicare, rappresentano l’impronta unica della merlettaia. Nel periodo tra il 1820 e il 1850, la silhouette femminile tendeva ad imitare la forma di un fiore rovesciato. Per sostenere le spettacolari decorazioni in pizzo, gli abiti erano dotati di strutture sofisticate ed elaborate come crinoline, sottogonne e cuscinetti strategici utilizzati sui fianchi che creavano curve perfette esaltando la figura femminile. In Collezione, sono catalogati e archiviati, molti ancora con il loro cartellino scritto a china che ne testimonia l’autenticità – una rara quantità tra cui sono compresi metraggi, tablò, inserti, bordure nati per corredi nobiliari, port enfante, abbigliamento nonchè per impreziosire accessori come ombrellini (in foto) e ventagli che mettiamo a disposizione anche per studi e ricerche.
