MORTARA – Alberto Cova la fiaccola olimpica l’ha portata davvero: l’ha sentita pesare tra le mani, l’ha accompagnata correndo e l’ha condivisa con sua figlia Elisa alle Olimpiadi invernali di Torino 2006, un gesto simbolico ma profondamente reale che ancora oggi rappresenta una delle esperienze più intense della sua vita sportiva; da quel ricordo nasce il suo sguardo sul passaggio della Fiamma verso Milano-Cortina 2026: classe 1958, da anni residente in città, uno dei grandi nomi dell’atletica italiana, oro olimpico nei 10.000 metri a Los Angeles 1984 e campione europeo sulla stessa distanza, oggi a 67 anni osserva l’Olimpiade con la consapevolezza di chi l’ha vissuta dall’interno, sapendo che il valore dei Giochi va ben oltre il cronometro; «una delle cose più belle dell’Olimpiade è proprio la fiaccola – racconta – è un rito che nasce nell’antica Grecia e arriva fino alla sede dei Giochi, coinvolge migliaia di persone e rappresenta l’unione della società: atleti famosi, cittadini comuni, giovani e adulti, tutti sullo stesso percorso, anche solo per pochi metri», perché per lui quel passaggio non è mai banale ma memoria collettiva, appartenenza ed educazione, un momento in cui scuole, atleti, territori e istituzioni si riconoscono parte di qualcosa di più grande; lo sguardo dell’ex campione non si ferma alla dimensione emotiva, poiché l’Olimpiade è anche uno spazio in cui sport, politica e società si intrecciano inevitabilmente: l’atleta pensa alla gara ma non può ignorare il contesto, l’attenzione mediatica e i messaggi che vanno oltre lo sport, ed è questo che rende unico il momento in cui il mondo si ferma e guarda nella stessa direzione; sul cambiamento dello sport Cova è netto: la tecnologia evolve, i materiali migliorano e i metodi di allenamento diventano più scientifici, ma il cuore resta lo stesso, perché nulla sostituisce la capacità di programmare, fare scelte coerenti e dedicare anni a un obiettivo, dato che la dedizione non passa mai di moda; ai ragazzi lascia un invito che suona come un testamento sportivo: leggere la storia olimpica, capirne il valore umano, sociale e politico e iniziare presto a pianificare la propria vita con disciplina e consapevolezza, così Alberto Cova resta non solo un campione ma una voce autorevole dello spirito olimpico, capace di unire generazioni, territori e culture come una fiamma che continua a passare di mano in mano senza spegnersi.





