MORTARA E DINTORNI NELLA STORIA – Le torri perdute di Mortara: verticalità e prestigio nel Medioevo

a cura di Simone Tabarini

Quando oggi si passeggia per Mortara, il profilo urbano appare basso e compatto, quasi schiacciato sull’orizzonte della Pianura Padana. Eppure, nel Medioevo, l’aspetto della città era molto diverso: Mortara era punteggiata da svariate torri. Non torri monumentali come quelle di Pavia o Bologna, ma strutture private a funzione difensiva e residenziale, appartenenti a famiglie locali, consorzi cittadini o piccoli poteri signorili. Le fonti medievali lo confermano. Statuti comunali, atti notarili e documenti di compravendita tra XIII e XIV secolo citano spesso turris, domus turrita e castrum cum turre. In un’epoca segnata da conflitti frequenti, anche tra famiglie dello stesso centro abitato, la torre rappresentava sicurezza, controllo dello spazio e anche prestigio sociale. Città di passaggio lungo importanti direttrici commerciali e pellegrine (Via Francigena), Mortara non affidava la propria difesa solo alle mura urbane, oggi del tutto scomparse, ma anche a una fitta rete di torri private. Era una difesa verticale diffusa, che affiancava quella collettiva. Non a caso, diversi documenti collocano queste strutture lungo assi viari interni, vicino alle porte urbane o in prossimità di rogge, torrenti (Arbogna) e fossati. La loro scomparsa ha cause storiche precise. Tra XIV e XVI secolo, con il consolidarsi dei grandi poteri signorili e poi statali, le torri private vennero percepite come elementi di instabilità. Molte furono abbassate, inglobate in abitazioni o demolite per ragioni di ordine pubblico. Di alcune restano solo indizi: murature spesse, cantine profonde, allineamenti irregolari. Le torri di Mortara ricordano che la città medievale non era orizzontale e pacifica, ma verticale e competitiva.

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