a cura di Alessandra Restelli e Maria Luisa Siviero
Torte appena sfornate, biscotti croccanti e pasticcini ricchi di crema, panna o cioccolato, portano con sé storie e tradizioni che si manifestano anche attraverso l’involucro che li avvolge: le carte decorate. Ciò che può apparire come un oggetto insignificante rivela invece una complessità narrativa profonda, capace di attrarre l’attenzione e suscitare curiosità. Le carte da pasticceria degli anni Trenta, ad esempio, conservano un sapore evocativo unico. Le tinte monocromatiche e i disegni geometrici di alcune di esse testimoniano il gusto estetico rigoroso e pacato, tipico di un’epoca in cui la tradizione era predominante. Un altro aspetto affascinante di queste carte è l’interpretazione della bellezza femminile tipica di quegli anni, in cui canoni estetici si intrecciavano in un ideale di sofisticatezza e grazia. Una signora dai tratti militari potrebbe simboleggiare una riscattocrazia tutta italiana, perfettamente adattata al nome antisonante di una pasticceria prestigiosa: Savoia. L’analisi dei marchi impressi sulle varie carte ci offre uno spaccato della nostra storia, un collage di memorie. Piegate e conservate come se fossero documenti o usate per avvolgere anticaglie, negli anni abbiamo creato una vera e propria collezione. Affascinante quanto nostalgico, ripercorrere, guardandole attentamente, le frasi pubblicitarie – semplici ma di impatto -, notare il numero di telefono ancora con 4 numeri – perchè averlo era ancora di pochi – , smerli e piccoli fiori decorati a mano o riconoscere negozi e marchi che ormai non esistono più. Questi oggetti, apparentemente banali, si rivelano custodi di una memoria collettiva che attraversa il tempo e conservarle diventa come un atto di rispetto verso la storia e l’estetica che ci circonda.





