A cura di Simone Tabarini
Nel territorio di Garlasco, in un’area profondamente segnata dall’agricoltura intensiva ed un tempo anche discarica, resiste un raro frammento di paesaggio originario: l’Oasi Lipu del Vignolo, nota anche come Bosco del Vignolo. Si tratta di un ambiente che, nonostante decenni di trasformazioni del territorio circostante, è riuscito a mantenere una forte identità naturalistica e un elevato valore ecologico. Le prime iniziative di tutela risalgono agli anni Settanta del Novecento, quando il Comune di Garlasco decise di acquisire alcuni terreni nella zona del Vignolo. Una scelta lungimirante per l’epoca, finalizzata a preservare boschi planiziali, fontanili e aree umide di risorgiva, ecosistemi delicati e sempre più rari nella pianura lombarda. Mentre altrove si procedeva con bonifiche e trasformazioni, qui prevalse la volontà di conservare. Il passaggio decisivo avvenne nel 1998, con il riconoscimento ufficiale dell’area come oasi naturalistica. Una convenzione tra il Comune di Garlasco, il Parco Lombardo della Valle del Ticino e la Lipu affidò la gestione del sito all’associazione, avviando un percorso di tutela strutturata, studio scientifico e educazione ambientale. Negli anni successivi, l’oasi è entrata a far parte della rete ecologica del Parco del Ticino e del sistema europeo Natura 2000, rafforzando il proprio ruolo nella conservazione degli ambienti umidi di pianura e delle specie che vi trovano rifugio. Oggi l’Oasi del Vignolo è il risultato di interventi costanti, collaborazioni tra enti e comunità locale e nuove acquisizioni di terreni. Un luogo che permette di osservare ciò che un tempo era comune e ora è raro, ricordando quanto sia fragile l’equilibrio tra attività umane e natura.





