VIGEVANO – Sabato 10 gennaio, alle ore 16, la Sala Franzoso della Biblioteca “Mastronardi” ospiterà la presentazione del volume “Le stagioni del contadino” di Carlo Arrigone, un appuntamento che si preannuncia come un vero e proprio viaggio nella memoria collettiva della Lomellina. L’iniziativa, organizzata dall’associazione Astrolabio, nasce dalla collaborazione con gli Amici del Museo contadino di Olevano Lomellina e vedrà gli interventi di Marco Savini e Giuseppe Poggi. A completare l’incontro, la proiezione di alcuni video dedicati all’autore e al museo di Olevano, luogo simbolo della salvaguardia della cultura rurale locale. Il libro si muove lungo il solco di una tradizione antica e consolidata: quella del racconto del mondo agricolo attraverso il ciclo dei mesi. Un modello narrativo che affonda le sue radici nell’antichità e che, nel tempo, ha trovato espressione non solo nella letteratura ma anche nelle arti figurative. Arrigone lo riprende e lo rinnova, utilizzandolo come chiave per restituire la complessità di un universo popolare oggi in gran parte scomparso. Attraverso l’avvicendarsi delle stagioni, riaffiora il ricordo di quando le cascine erano luoghi animati e vitali, e i paesi lomellini custodivano una forte dimensione comunitaria, fondata sulla condivisione del lavoro, dei riti e del tempo. Non si tratta soltanto di un affresco etnografico, ma di una narrazione partecipe, che intreccia il ritmo della natura con quello dell’esistenza umana. Le stagioni dell’anno diventano così, quasi naturalmente, le stagioni dell’uomo: l’infanzia e l’attesa, la maturità del lavoro, la fatica, la saggezza e infine il raccoglimento. In questo parallelismo risiede uno dei punti di forza del volume, capace di parlare al presente pur raccontando il passato, e di restituire dignità e profondità a un mondo che rischia di sopravvivere solo nel ricordo. L’incontro di Vigevano non sarà dunque soltanto la presentazione di un libro, ma un momento di riflessione culturale e civile, un’occasione per interrogarsi sul valore della memoria, sull’identità dei territori e su ciò che, di quel tessuto sociale oggi in parte perduto, può ancora insegnarci.





