a cura di Antonella Nipoti
In questi giorni si è parlato molto di Socotra, un’isola appartenente allo Yemen, perché molti turisti sono rimasti bloccati dopo la cancellazione dei voli a causa dell’inasprimento delle tensioni interne che da anni attanagliano il Paese, tanto che la Farnesina ne ha sempre sconsigliato i viaggi per turismo. Socotra appartiene a un arcipelago bagnato dal Mar Arabico, tra il Corno d’Africa e la Penisola Arabica, con i suoi iconici alberi a ombrello che sembrano usciti da un set cinematografico, spiagge bianche senza costruzioni, grotte, lagune turchesi e un patrimonio naturale unico al mondo; per questo motivo è inclusa nella lista dei Patrimoni Unesco. Socotra è una meta per chi cerca la natura estrema, con specie che non esistono altrove: piante endemiche uniche, come il dragon blood tree, famosa per la chioma a ombrello e la resina rossa, da cui il nome “sangue di drago”. La combinazione tra isolamento geografico e unicità della sua natura ha trasformato l’isola in una sorta di Galapagos dell’Oceano Indiano. Negli ultimi tempi, però, l’attenzione internazionale – grazie a foto e video diventati virali sul web – ha incrementato la domanda di viaggi, nonostante la pericolosità della meta. Socotra appartiene allo Yemen, e molte diplomazie internazionali continuano a sconsigliare i viaggi nel Paese a causa del conflitto armato, del terrorismo e dei rapimenti. A tutto questo va aggiunto un fattore pratico dovuto alla scarsità di collegamenti aerei che, per di più, spesso vengono improvvisamente soppressi. Chi visita l’isola deve mettere in conto distanze, piste, campeggi, assenza di strutture alberghiere e servizi limitati. Socotra è un paradiso naturale unico. Molte sono le mete che andrebbero visitate, a partire dalla riserva marina di Di-Hamri, una baia protetta dalle onde dove il corallo cresce indisturbato e al suo interno vivono una moltitudine di tartarughe, pesci e piccoli squali: il posto perfetto per lo snorkeling. Poi ci sono le pozze verde smeraldo di Wadi Kalissen, un canyon affacciato sul mare composto da rocce calcaree di un bianco accecante, scavate a gradoni dalle piogge stagionali che vanno a riempire pozze di un verde irreale. Il luogo più famoso e iconico sono le immense dune color madreperla che scendono sulla spiaggia con pareti verticali, formate dal passaggio dei venti che scolpiscono la roccia con la sabbia. Le spiagge di Arher sono popolate da migliaia di granchi e, di notte, il mare si illumina grazie al plancton luminescente, rendendo il panorama notturno di una bellezza mozzafiato. Concludo la carrellata con l’altopiano di Diksam, l’immenso Wadi Dirhur e la foresta primordiale popolata dagli alberi di sangue di drago, con spaccature di roccia e palmeti, il tutto avvolto da un silenzio assordante e irreale. Socotra, ad oggi, è l’isola che non c’è: un paradiso naturale che i continui scontri armati stanno impedendo all’uomo di godere, seppur con garbo, cercando di mantenere invariati i suoi ritmi e la sua favolosa natura incontaminata.





