«Io, studente all’estero ostacolato dal mio Paese»

Giacomo frequenta la scuola di politica in Francia. La burocrazia  gli ha bloccato la pensione di reversibilità del padre defunto

La sua è la classica storia che si può catalogare come l’esempio di un tipico pasticcio all’italiana, causato da normative di complessa interpretazione. Giacomo Maragnani, 19 anni, sartiranese, lo scorso giugno si è diplomato con il massimo dei voti al liceo linguistico “Balbo” di Casale Monferrato ed è stato ammesso all’Istituto di studi politici di Parigi (sede di Nancy). Fin da bambino coltiva un forte interesse per la politica e le relazioni internazionali: la sua aspirazione è intraprendere la carriera diplomatica, ragion per cui ha scelto di proseguire il percorso di formazione in una delle migliori università francesi che attira tanti studenti dall’estero. «Fin da subito sono stato accolto bene, nonostante i miei timori iniziali prima della partenza a metà agosto – racconta – mai avrei pensato che i problemi più grossi li avrei avuti invece con la mia madrepatria». Che cosa è successo? «Da agosto – prosegue – ho scoperto che l’Inps ha bloccato la pensione di reversibilità di mio padre, di cui ho diritto fino al termine degli studi e a cui non volevo rinunciare per non gravare su mia madre. Tutto questo per “motivi documentali”. Peccato che prima della mia partenza avessi chiesto al patronato deputato alla gestione della mia pratica la documentazione da inviare che per qualche imprecisato motivo non è stata inviata. Grazie a un agente della sede di Vigevano sono riuscito a comprendere quale tipo di documentazione andasse prodotta, ovvero una “dichiarazione del valore del titolo di studio conseguito all’estero”». Da lì è cominciata una lunga vicissitudine burocratica che non si è ancora conclusa. «A fine agosto ho inviato una Pec al ministero dell’Università italiano – va avanti Giacomo – a cui ho avuto risposta solo il mese successivo. Alla fine il ministero ha contraddetto le indicazioni fornite dall’Inps e ho scoperto che andavano prodotte due dichiarazioni, non equivalenti, e rilasciate da due enti diversi definite le “amministrazioni e istituzioni competenti” alle quali rivolgersi, che successivamente ho appreso essere il Consolato italiano in Francia. Dopo aver presentato tutti i documenti richiesti, sto ancora aspettando una risposta». Sul suo caso, il giovane aveva scritto anche a Sergio Mattarella ottenendo piena solidarietà e sostegno dal capo dello Stato. «Al presidente – aggiunge Giacomo – ho chiesto se per un giovane valesse la pena rimanere in Italia o convenisse emigrare. La mia vicenda è emblematica: lo Stato francese, pur non dovendomi nulla, mi ha dato molto più sostegno di quanto purtroppo ricevuto da quello italiano. Percepisco un sussidio mensile che mi permette di pagarmi l’affitto e provvedere alle mie spese. E per ottenerlo ci ho impiegato dieci minuti dal commercialista». Una vicenda infine che ha lasciato molta amarezza a Giacomo «per il fatto che nel nostro Paese non siamo in grado di scrivere un regolamento, una procedura o una legge in modo chiaro e non ambiguo».

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